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	<title>Laboratorio Neurocognitivo &#187; L&#8217;Ipotesi Percettiva</title>
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		<title>L&#8217;ipotesi percettiva</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 20:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ferri</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Ipotesi Percettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti della TNR]]></category>
		<category><![CDATA[Ipotesi Percettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria Neurocognitiva della Riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Ipotesi Percettiva corrisponde ad una selezione della informazione (o delle informazioni) più importante per risolvere un problema. Ad esempio, se abbiamo in tasca alcune chiavi e dobbiamo trovare quella che apre la porta di casa, le nostre dita cominceranno a muoversi, scartandone alcune, fino a quando non avremo riconosciuto quella che stiamo cercando o per via della sua specifica lunghezza o per la presenza di alcuni particolari intagli che la caratterizzano. I nostri movimenti vengono continuamente guidati da "supposizioni", e le dita si soffermano maggiormente su determinati punti critici ritenuti maggiormente informativi piuttosto che altri, fino a quando il raggiungimento dello scopo finale dell'azione coinciderà con la conferma di una ben specifica "ipotesi percettiva": è questa la chiave di casa! Inoltre, il numero di movimenti necessari al riconoscimento si riduce gradualmente con il ripetersi del processo di palpazione, fino a quando impareremo a dirigere le nostre dita con sempre maggiore sicurezza su quegli elementi che facilitano l'identificazione dell'oggetto che stiamo cercando (Luria, 1975).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Mani-che-esplorano.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1218" title="Mani che esplorano" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Mani-che-esplorano-1024x682.jpg" alt="" width="369" height="246" /></a><strong>L&#8217;Ipotesi Percettiva corrisponde ad una selezione della informazione (o delle informazioni) più importante per risolvere un problema. Ad esempio, se abbiamo in tasca alcune chiavi e dobbiamo trovare quella che apre la porta di casa, le nostre dita cominceranno a muoversi, scartandone alcune, fino a quando non avremo riconosciuto quella che stiamo cercando o per via della sua specifica lunghezza o per la presenza di alcuni particolari intagli che la caratterizzano. I nostri movimenti vengono continuamente guidati da &#8220;supposizioni&#8221;, e le dita si soffermano maggiormente su determinati punti critici ritenuti maggiormente informativi piuttosto che altri, fino a quando il raggiungimento dello scopo finale dell&#8217;azione coinciderà con la conferma di una ben specifica <em>&#8220;ipotesi percettiva&#8221;</em>: è questa la chiave di casa! Da notare, il numero di movimenti necessari al riconoscimento si riduce gradualmente con il ripetersi del processo di palpazione, fino a quando impareremo a dirigere le nostre dita con sempre maggiore sicurezza su quegli elementi che facilitano l&#8217;identificazione dell&#8217;oggetto che stiamo cercando (Luria, 1975). </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei capisaldi della Teoria Neurocognitiva della Riabilitazione sostiene che il movimento è una modalità che abbiamo a disposizione per conoscere, e cioè per dare senso al mondo. Possiamo avere una conferma di questo principio anche semplicemente pensando a come, se mantenessimo la nostra mano immobile, potremmo cogliere solo alcune delle caratteristiche di un determinato oggetto (come la temperatura o la dimensione) senza tuttavia riuscire ad apprezzarne la forma complessiva. Per potere valutare in maniera completa il nostro oggetto abbiamo la necessità di raccogliere ulteriori informazioni rappresentate da quell&#8217;insieme di segni che lo distinguono da tutti gli altri: questo obiettivo può essere raggiunto grazie all&#8217;adozione di una strategia di &#8220;palpeggiamento attivo&#8221; dell&#8217;oggetto che prevede l&#8217;esecuzione di opportuni movimenti delle dita della mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche un semplice esempio come quello della ricerca della chiave di casa rivela che la distinzione tra ciò che è <em>sensitivo </em>e ciò che è <em>motorio </em>non facilita la comprensione della fisiologia dell&#8217;azione. Infatti, i nostri movimenti sarebbero alquanto maldestri se essi fossero unicamente il prodotto di una successione di <em>segnali motori in uscita</em> che, partendo dal Sistema Nervoso Centrale si dirigono verso la periferia rappresentata dai muscoli (Fig. 1).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_866" class="wp-caption aligncenter" style="width: 399px"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Visione-muscolare.jpg"><img class="size-full wp-image-866" title="Visione muscolare" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Visione-muscolare.jpg" alt="" width="389" height="128" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 1. I nostri movimenti non possono essere il prodotto dei soli segnali (o &quot;comandi motori&quot;) che dal Sistema Nervoso Centrale si dirigono verso i muscoli: in assenza di segnali (o &quot;informazioni sensoriali&quot;) i nostri movimenti sarebbero incontrollabili </p></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È stato infatti dimostrato che il nostro sistema muscolo-scheletrico sarebbe impossibile da controllare se non potessimo contare su un ampio corredo di <em>segnali sensoriali di ritorno</em> che ci permettono di monitorare i nostri movimenti ed, eventualmente, di correggerli in tempo reale (Bernštein, 1989).</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra importante considerazione che possiamo trarre dal nostro esempio è che i movimenti non possono essere considerati come delle semplici <em>risposte </em>a <em>stimoli </em>esterni (Fig. 2).</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_868" class="wp-caption aligncenter" style="width: 626px"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Visione-riflessa.jpg"><img class="size-full wp-image-868  " title="Visione riflessa" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Visione-riflessa.jpg" alt="" width="616" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 2. La concezione secondo la quale il movimento osservabile avrebbe rappresentato la risposta &quot;riflessa&quot; a stimoli esterni è tramontata: essa infatti non spiega l&#39;influenza di fattori quali l&#39;esperienza passata o le aspettative del soggetto nell&#39;organizzazione dell&#39;azione</p></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È infatti evidente l&#8217;entrata in gioco di altri fattori, quali ad esempio la nostra <em>esperienza passata</em>: ma ciò che qui preme sottolineare, anche dal punto di vista della strutturazione dell&#8217;esercizio riabilitativo, è che l&#8217;azione nel suo complesso rimane sempre orientata al <em>futuro</em>, poiché viene costruita sulla base di un piano o di una intenzione finalizzata al conseguimento di uno specifico scopo (Luria, 1977).</p>
<p style="text-align: justify;">Un fondamentale contributo ad una più compiuta comprensione della struttura complessiva dell&#8217;azione proviene dagli studi del neurofisiologo Anochin: l&#8217;area tratteggiata in rosso della prossima illustrazione ha lo scopo di mettere in evidenza gli aspetti <em>previsionali </em>che precedono ogni movimento diretto ad uno scopo (una recensione della più importante monografia di Anochin è presente su questo sito al collegamento:  <a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/?p=1636">http://www.laboratorioneurocognitivo.it/?p=1636</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Questo modello è di particolare interesse per il Riabilitatore poiché, oltre al movimento <em>osservabile</em>, prende in opportuna considerazione anche i processi neurali preparatori, di programmazione e previsionali ad esso soggiacenti. Ogni azione diretta ad uno scopo ha alla base una <em>Motivazione </em>dominante che attira la nostra <em>Attenzione</em>: di qui, la necessità biologica di portare a termine un &#8220;compito motorio&#8221;, che comporta la ricerca delle informazioni necessarie o <em>Sintesi Afferente </em>(SA). All&#8217;organizzazione di questi processi nel loro insieme contribuiscono numerose formazioni nervose quali, ad esempio, la nostra esperienza passata (la <em>Memoria</em>). È alla confluenza di questi processi sorge la &#8220;<em>presa di decisione</em>&#8221; (D) che conduce all&#8217;azione: essa sfocia nella <em>contemporanea </em>formulazione di un &#8220;<em>programma d&#8217;azione</em>&#8221; e di un &#8220;<em>accettore dell&#8217;azione</em>&#8220;, ovvero di un apparato di previsione dei risultati <em>effettivamente</em>: in caso di una loro concordanza, come nella Fig. 3, questo processo circolare si conclude (Anochin, 1975).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_875" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Ipotesi-percettiva.jpg"><img class="size-full wp-image-875 " title="Ipotesi percettiva" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Ipotesi-percettiva.jpg" alt="" width="576" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 3. Il modello proposto da Anochin prevede che la “presa di decisione” (D) dia origine a due processi paralleli: 1) un “programma d’azione” ed un apparato di previsione denominato “accettore dell’azione”</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per movimenti ben appresi ed automatizzati, come ad esempio il cammino, non siamo consapevoli della complessità di questi processi: passeggiamo tranquillamente per strada immersi nei nostri pensieri, e tuttavia, siamo in grado di accorgerci immediatamente della presenza di un &#8220;errore&#8221;, segno evidente che l&#8217;insieme delle informazioni sensoriali che il nostro movimento dovrebbe produrre vengono specificate <em>in anticipo </em>e cioè, che avevamo fatto un&#8217;<em>ipotesi percettiva</em> (Fig. 4).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_1223" class="wp-caption aligncenter" style="width: 471px"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Incongruenza-tra-quanto-previsto-...-e-quanto-ottenuto.jpg"><img class="size-large wp-image-1223 " title="Incongruenza tra quanto previsto ... e quanto ottenuto" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Incongruenza-tra-quanto-previsto-...-e-quanto-ottenuto-768x1024.jpg" alt="" width="461" height="615" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 4. L&#39;ipotesi percettiva funge da &quot;modello interno anticipato&quot; dell&#39;azione, e ci permette di rilevare eventuali &quot;errori&quot;, sotto forma di sensazioni anomale ed inattese</p></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo se, infilando il braccio nel nostro disordinato frigorifero per afferrare una bottiglia d&#8217;acqua e, distratti, afferrassimo invece un altro contenitore, tutti sappiamo, per esperienza personale, che correggeremmo immediatamente una imprecisione simile: indirizzeremmo la nostra Attenzione verso la raccolta di ulteriori informazioni utili al raggiungimento del risultato utile finale e riformuleremmo il programma d&#8217;azione ed il conseguente accettore d&#8217;azione relativo (Fig. 5).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_1739" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Anochin-d.jpg"><img class="size-full wp-image-1739 " title="Anochin d" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Anochin-d.jpg" alt="" width="576" height="432" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 5. La discordanza tra quanto previsto e quanto effettivamente ottenuto attira la nostra Attenzione e il processo ricomincerà con una nuova Sintesi Afferente</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipotesi percettiva funge dunque da sistema di controllo e di analisi tra la corrispondenza tra le informazioni attese e quelle ottenute con il movimento reale: in questo modo, Anochin si era in questo modo avvicinato al concetto equivalente a quello che oggi chiameremmo &#8220;modello interno&#8221; dell&#8217;azione.</p>
<p style="text-align: justify;">In ambito riabilitativo, il concetto di &#8220;ipotesi percettiva&#8221; trova una collocazione fondamentale all&#8217;interno della Teoria Neurocognitiva, ed assume un ruolo di strumento indispensabile dell&#8217;esercizio. Ricordando che ogni esercizio rappresenta un &#8220;<em>problema conoscitivo</em>&#8220;, prendiamo ad esempio un esercizio di riconoscimento di differenti sagome a forma di &#8220;T&#8221; con l&#8217;arto superiore (Fig. 6).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<div id="attachment_925" class="wp-caption aligncenter" style="width: 573px"><a href="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Ipotesi-percettiva-T.jpg"><img class="size-full wp-image-925 " title="Ipotesi percettiva T" src="http://www.laboratorioneurocognitivo.it/wp-content/uploads/2011/05/Ipotesi-percettiva-T.jpg" alt="" width="563" height="173" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 6. In questo esercizio il malato deve formulare una ipotesi percettiva adeguata al compito proposto: ad esempio, dovrà selezionare determinate informazioni utili alla risoluzione del compito, prestando attenzione alla lunghezza dei lati delle differenti sagome a forma di &quot;T&quot; per riconoscere quella che gli viene fatta percepire dal Terapista</p></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, il Terapista ha la possibilità di scegliere esercizi che privilegiano un determinato ambito informativo, in questo caso tattile-cinestesico: il malato dovrà scegliere, stare attento, prevedere ed elaborare le informazioni derivanti dall&#8217;interazione con la sagoma al fine di riconoscere quella che gli viene proposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la risoluzione del compito, il malato dovrà privilegiare determinate informazioni rispetto ad altre, che siano utili alla formulazione di un&#8217;adeguata ipotesi percettiva (in questo esempio, la lunghezza di alcuni lati delle sagome). La scelta dell&#8217;ipotesi percettiva (tattile, cinestesica, pressoria, ecc.) dipenderà dallo scopo dell&#8217;esercizio e cioè dall&#8217;elemento della patologia che si intende superare: in questo caso di Emiplegia, la richiesta di mantenere rilassata la muscolatura dei muscoli flessori del polso e dei muscoli flessori lunghi delle dita mentre il Terapista imprime il movimento al braccio del malato è finalizzata all&#8217;organizzazione di processi neurali di controllo sulla Reazione Abnorme allo Stiramento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il confronto tra le informazioni programmate (ipotesi percettiva) e quelle in arrivo ottenute mediante il movimento è una caratteristica della neurofisiologia del movimento evoluto. La Teoria Neurocognitiva della Riabilitazione propone dunque che l&#8217;esercizio debba rappresentare una particolare situazione problematica in cui il malato sia messo nella condizione di progettare precise prese di informazioni in rapporto al compito da eseguire: ogni atto terapeutico non può infatti prescindere dalla conoscenza dei risultati da parte del malato e dal confronto con quanto previsto precedentemente (Perfetti, 1981).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p>BIBLIOGRAFIA</p>
<p style="text-align: justify;">Anochin PK. Biologia e neurofisiologia del riflesso condizionato. Roma: Bulzoni Ed.; 1975</p>
<p style="text-align: justify;">Bernštein NA. Fisiologia del movimento. Roma: S.S.S. Ed.; 1989</p>
<p style="text-align: justify;">Luria AR. Corso di psicologia generale (ed. orig. 1975). Roma: Ed. Riuniti; 1999</p>
<p style="text-align: justify;">Luria AR. Come lavora il cervello. Bologna: Il Mulino Ed.; 1975</p>
<p style="text-align: justify;">Perfetti C. La rieducazione motoria dell&#8217;emiplegico. Milano: Ghedini Ed. 1981</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>

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